COMUNICATO PIRATA – Ah, la pensione!

L’altra sera, durante una delle nostre cene pirata, parlando del nostro futuro e della pensione un commensale esordì, scherzando: “Ah, ma tanto a noi la pensione non toccherà!”.

Da questa battuta, impregnata di amarezza e rassegnazione, nasce una riflessione che desideriamo condividere, perché stiamo parlando del futuro neanche troppo remoto (10-15-20 anni?) di milioni di italiani, oggi troppo giovani per aspirare alla pensione a breve ma già troppo “navigati” per poter programmare altre scelte sul proprio futuro. Insomma, la classica “età di mezzo”, quella situazione di stallo in cui guardi avanti e vedi buio, guardi indietro e vedi anni di impegno e sacrificio, chiedendoti se ne sia valsa la pena.

Del resto, guardando la piramide demografica italiana, come già molti studiosi avvertono, il declino del Paese è ben evidente: giovani ce ne son pochi, che lavorano ancora meno, e il numero di chi beneficia dell’assegno mensile dell’INPS supera ormai il numero di coloro che versano, ogni mese, i contributi per sostenerlo.

Sappiamo bene, infatti, che i generosi contributi (chiamiamole “tasse”) che il datore di lavoro versa allo Stato togliendoli dalle nostre buste paga vanno anche a finanziare il sistema pensionistico attuale. Dimentichiamo la favoletta del “sto mettendo da parte i contributi per il mio futuro”, perché non è la realtà e non lo è mai stata, soprattutto quando parliamo di coloro che beneficiano del c.d. “retributivo”, ovvero percepiscono generosi assegni pensionistici tarati sul reddito finale e non sulla effettiva cifra versata. A cui si aggiunge, beffa nella beffa, coloro che hanno beneficiato negli anni d’oro di vantaggiosi “scivoli” tutti a carico della collettività.

Noi degli anni ‘70 e ‘80, arrivati a circa metà della nostra vita lavorativa, ci troviamo così nel bel mezzo di un guado previdenziale il cui futuro è incerto, ma nella assoluta certezza che quasi il 50% del nostro reddito mensile va a finanziare gli attuali pensionati.

Per fortuna, vien quasi da commentare, perché i dati ci dicono che molte famiglie di lavoratori farebbero fatica ad andare avanti senza l’aiuto dei genitori o dei nonni, pensionati, che talvolta percepiscono assegni superiori alle buste paga dei loro figli e nipoti.

Che poi, come ha recentemente confermato il presidente Fava durante la sua visita a Siena[1], “Garantita anche la pensione alle nuove generazioni”. Si tratterà di stabilire se l’assegno mensile permetterà ai nuovi pensionati di sopravvivere dignitosamente in una società sempre più costosa, che tra gli aspetti critici di Siena, ed è bene ricordarlo, ci sono anche le rette non facilmente sostenibili delle poche RSA presenti, costringendo molti anziani a doversi trasferire in Umbria o nel Lazio per potersi godere gli ultimi anni di vita in serenità senza gravare troppo sui figli.

Qualcuno, per finire, vorrebbe stimolarci a fare le c.d. “pensioni integrative”, togliendo dal già magro stipendio ulteriori fette per finanziare un fondo pensione che potrebbe offrire qualcosa in più negli anni della vecchiaia. Ma la coperta è corta: dove tiri, tiri, ma qualcosa resta fuori.

Sarà interessante quindi vedere come il futuro Governo, ma parliamo di almeno un 3-4 legislature complete, reagirà davanti a milioni di nuovi poveri pensionati, con un welfare sempre più debole. Sperando, ovviamente, di arrivarci.

P.S. C’è del comunicato in tutto questo pessimismo.

Ahoy!

Siena Pirata

[1] https://www.radiosienatv.it/il-rapporto-inps-alluniversita-di-siena-sedici-milioni-di-pensionati-ma-il-sistema-regge/